Lo scienziato di bastoni

622px-The_Cardsharps_by_CaravaggioSpero che tra qualche settimana, con animi forse un po’ meno esagitati, ci sarà modo di riflettere seriamente tra e con le persone di buonsenso su quanto avvenuto in queste settimane.
The vaccine wars – le guerre sui vaccini – così la rivista scientifica Science ha titolato la copertina del numero del 28 aprile 2017, titolo ripreso il 12 maggio da Internazionale che ha tradotto in italiano due articoli della rivista.
Il termine “guerra” non è esagerato nel descrivere l’acceso dibattito avvenuto sui social in questi mesi: un non molto edificante scontro tra ultras (come del resto si osserva anche per altri temi).
“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…” – è l’incipit di una delle più celebri citazioni cinematografiche (dal capolavoro Blade Runner), ma nel nostro caso le cose viste sono meno eccitanti delle navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, o dei raggi B che balenano nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
I toni accesi e aggressivi di taluni attivisti anti-vax erano noti, molto meno lo era l’uso degli stessi toni da parte di chi sostiene le ragioni della scienza e l’importanza delle vaccinazioni. C’è chi ritiene che sia opportuno, nonché benvenuto, il rispondere per le rime; posizione legittima ma discutibile, in quanto l’aver ridotto il dibattito sui vaccini a una discussione da osteria non so quanto si possa considerare un successo.
Senza contare che, come nella vita reale, quando partono le manganellate capita che a fare le spese dello squadrismo 2.0 sia anche chi c’entra poco o nulla. O che la giustificazione del rispondere a tono finisca con il rendere accettabili, quando espressi dalla Banda della Scienza, anche attacchi gratuiti, frasi sessiste, allusioni pesanti, che dovrebbero essere invece stigmatizzati senza se e senza ma.

Come ho già avuto modo di affermare in precedenza, il dibattito sui vaccini riflette anche differenti visioni “sul modo di intendere la società in cui viviamo e il ruolo che la medicina e la scienza devono avere”. A distanza di settimane, mi sembra che rifletta soprattutto differenti visioni del vivere civile, anche al di là del sostenere il paternalismo medico e la supremazia degli Esperti.
Non ho le competenze per discutere se alcune modalità comunicative siano o meno efficaci e lascio ad altri questa valutazione. Quello che mi infastidisce è il tentativo di spacciare che l’obbligo vaccinale “lo vuole la Scienza”.
Il decreto Lorenzin è stato approvato (con alcune modifiche) al Senato e lo sarà a breve alla Camera; il tempo ci dirà se sarà efficace e quali saranno le ricadute positive e negative.
Sull’obbligatorietà vaccinale, in ogni caso, era ed è legittimo discutere, senza necessariamente essere irrisi, trattati come medici/ricercatori/operatori sanitari etc… di serie B o visti come “traditori”.
In questi ultimi mesi ricercatori internazionali che si occupano di salute pubblica e di vaccinazione hanno espresso su importanti riviste scientifiche internazionali rilievi critici sulle misure coercitive. Lo hanno fatto alcuni ricercatori australiani, tra cui Peter McIntyre, direttore del National Centre for Immunisation Research and Surveillance, in un articolo sul Medical Journal of Australia in cui hanno evidenziato alcune criticità del provvedimento del governo “No Jab No Pay”, che vincola l’erogazione di sussidi economici all’effettuazione delle vaccinazioni, e ricercatori di differenti università degli Stati Uniti  in un articolo (il cui ultimo autore è Walter Orenstein, per molti anni direttore del programma di vaccinazione degli Stati Uniti  presso i Centers for Disease Control and Prevention) su Jama Pediatrics in cui invitano a valutare con molta attenzione e cautela l’eventuale rafforzamento delle misure coercitive.
Nei giorni scorsi anche il British Medical Journal (BMJ) ha affrontato il tema dell’obbligatorietà dei vaccini, riportando che durante l’assemblea annuale dei rappresentanti della British Medical Association una mozione che chiedeva all’associazione di valutare vantaggi e svantaggi delle misure coercitive in ambito di vaccini è stata oggetto di un acceso dibattito. Sempre sul BMJ la giornalista Sophie Arie nel dare la notizia dei provvedimenti italiano e francese sull’obbligo vaccinale, riporta i pareri sui determinanti dell’esitazione vaccinale di Andrea Ammon, direttrice dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) – il Centro Europeo per il Controllo e la Prevenzione della Malattie – e di Robb Butler, programme manager dell’Ufficio Europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Riporto qui un estratto:

Neither the WHO nor the ECDC advocates mandatory immunisation programmes; as Butler points out, they are difficult to enforce, and compulsory programmes can polarise views on vaccination or lead to more people seeking medical exemption.
Ammon explains: “There is no obvious association between mandatory vaccination, without other measures, and increased vaccination uptake in any given country.” More needs to be done, he says, to close immunisation gaps among adolescents and adults.

Nè l’OMS nè l’ECDC, riporta la giornalista, raccomandano l’obbligatorietà vaccinale (aggiungo una mia precisazione: è, comunque, una legittima scelta dei governi nazionali, su cui queste istituzioni internazionali non intervengono). Non c’è un’evidente associazione tra vaccinazioni obbligatorie, senza altre misure, e l’aumento della copertura vaccinale – sostiene la dottoressa Ammon, direttrice dell’ECDC.
(NdA: deve essere che nessuno l’ha mai informata del provvedimento californiano SB277, l’Evidenza Principe)
Sostenere che l’obbligo vaccinale è “approvato dalla comunità scientifica” o che “la Scienza lo vole” è una bufala. La comunità scientifica – fuori dall’Italia – ne discute e non ha paura di evidenziare anche le possibili ricadute negative (anzi a ben vedere a livello internazionale le voci critiche sembrano più numerose di quelle a favore).

Le opinioni qui espresse sono del tutto personali.

Immagine di apertura: “I bari”, Caravaggio, 1594.

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2 pensieri su “Lo scienziato di bastoni

  1. Era ora! Comunque, aggiungere che in Italia tutto quello che si poteva fare di sbagliato è alla fine stato fatto non guasta. Io ritengo -e credo a ragione- che l’intera pubblica amministrazione nel nostro Paese soffra di una perdita pressoché irreversibile di credibilità. Questo, unitamente alla mancanza di precise linee di comando e di trasmissione e comunicazione (per es.: per ogni unità sanitaria, decidere a priori cosa, chi e quando comunicare con il pubblico, indipendentemente dalle decisione politiche), impedisce l’informazione in tempo reale sulla circolazione delle infezioni e sulle misure più adatte a contenerle (ma non solo: questo riguarda tutte le emergenze, dagli eventi estremi meteo (quanta gente sta subendo danni da queste ondate di calore eccezionali?), alle catastrofi naturali). La perdita di fiducia nell’operato della PA lascia il cittadino con il dilemma se le decisioni prese dal potere sono o meno in favore del suo interesse (del cittadino) oppure del potente di turno. Ciò è gravissimo se si parla di igiene pubblica, perché credibilità e fiducia sono essenziali alla trasmissione dei messaggi, e sono difficili da ristabilire una volta perduti. Uno stratagemma per evitare di scontrarsi con lo scetticismo del cittadino soggetto, è proprio l’obbligo con sanzioni. Siccome tu non ti fidi, ti constringo a fare qualcosa! Invece di avvicinarsi attivamente al cittadino/paziente, informarlo e renderlo partecipe del percorso di cura/prevenzione, facendolo risorsa – si preferisce costringerlo, aumentando di conseguenza lo scetticismo, e ogni sorta di teoria complottista. Ci sono stati casi di focolai di morbillo, meningite, o epatite affrontati – in Paesi esteri – addirittura pagando i pazienti per la loro partecipazione! Insomma, niente del genere si vede da noi. E poi l’enorme, indifendibile bufala, del morbillo come malattie essenzialmente dell’infanzia! Ma dove li mettiamo i giovani adulti che continuano a costituire la maggioranza dei casi? E i loro network di relazione sono stati studiati così da interferire con i canali di trasmissione? Sono cose che esulano dai comunicati stampa, o dalle faccione in primo piano durante i tiggì.

  2. io ti ringrazio di cuore perchè le tue parole sono un balsamo per me. Negli ultimi mesi sono stata disgustata non solo dai toni, ma anche dalla mistificazione semantica che tu sottolinei molto bene. Peccato, questa davvero poteva essere l’occasione per fare una “cura di trasparenza contro la teoria del complotto” , per citare Demicheli, invece è andato tutto in vacca, e tutti con la sciarpa sugli spalti a urlare come bestie.

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