Meningite: più vaccini per tutti è la strategia da perseguire?

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Dopo qualche settimana in cui era sparita dalle prime pagine, la meningite torna a creare allarme sui mezzi di informazione (aridaje!). È successo nei giorni scorsi in Lombardia, in seguito alla comparsa di 5 casi di malattia nell’arco di una decina di giorni.
Ancora una volta, però, l’allarme mediatico non trova supporto nei dati epidemiologici. L’incidenza di meningite ha un andamento stagionale, con un picco nel periodo invernale-inizio della primavera e il numero di casi osservato in Lombardia dall’inizio del 2017 è simile a quanto osservato negli anni precedenti; al momento il numero di persone affette da questa malattia non appare quindi anomalo.

Nel frattempo la Lombardia, come le altre regioni italiane, sta ancora scontando la psicosi di inizio anno. Stando ai dati pubblicati dal Corriere della Sera, 69 mila persone si sono già prenotate presso i servizi vaccinali per essere vaccinate contro il meningococco, con liste di attesa molto lunghe (anche di un anno). Si stima, però, che almeno un terzo delle persone prenotate non effettuano poi la vaccinazione (o quantomeno non la effettuano presso il servizio dell’Agenzia per la Tutela della Salute), impedendo l’accesso ad altri.
Per venire incontro alle richieste della popolazione, gli amministratori della regione Lombardia a gennaio hanno scelto di offrire a tutti i residenti la possibilità di vaccinarsi contro il meningococco presso i servizi vaccinali delle ATS con un costo pari a quello normalmente pagato dalle strutture del Servizio Sanitario Nazionale e quindi inferiore (di almeno il 30%) rispetto all’acquisto del vaccino in farmacia. Una scelta che offre a tutta la popolazione, anche alle fasce non coperte dal piano nazionale di prevenzione vaccinale, un accesso ai vaccini a prezzi (relativamente) contenuti.
Come commentavo in un post precedente, aumentare il numero di vaccinati non necessariamente è, però, in grado di tradursi in benefici per tutta la comunità. Se non c’è una strategia, se la richiesta non viene “governata”, se non viene fornita un’adeguata informazione, se non si identificano le priorità, potrebbe avvenire il contrario: che le fasce di popolazione che maggiormente potrebbero trarre beneficio dalla vaccinazione restano escluse. Sembra comunque che, per quanto riguarda il contesto lombardo, siano state ora identificate delle strategie che dovrebbero auspicabilmente garantire una priorità di accesso ad adolescenti e bambini piccoli.
Nel frattempo, il 18 febbraio  è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale 2017-2019 che diventa quindi operativo. Tra le novità che propone, c’è l’inserimento del vaccino antimeningococco B, che sarà offerto gratuitamente a partire dai nati nel 2017 (in alcune regioni è verosimile che l’offerta sarà ampliata ad altre fasce di età).
L’Italia è tra le poche nazioni fino a ora ad avere scelto di inserire questo vaccino nel calendario vaccinale, nonostante gli studi disponibili non consentano una valutazione adeguata dell’efficacia sul campo, della durata della protezione e dell’impatto sui portatori sani del batterio. Molte nazioni europee hanno, invece, ritenuto che allo stato attuale delle conoscenze i costi appaiono maggiori rispetto ai benefici.
Ma l’incertezza maggiore riguarda il possibile impatto di questa vaccinazione, che prevede la somministrazione di 3 dosi tra il terzo e il sesto mese di vita del bambino più una quarta dopo il compimento dell’anno, sugli altri vaccini dell’infanzia. L’adesione a quanto previsto dal nuovo calendario richiede 5 sedute di vaccinazione nell’arco di 3 mesi: un impegno non da poco per i genitori e per gli operatori dei servizi.
Considerando il calo delle coperture vaccinali e i dubbi e timori dei genitori nei confronti dei vaccini e della loro numerosità, non è possibile escludere il rischio che questa decisione possa avere una ricaduta negativa sull’adesione alle vaccinazioni. E il fatto che dal piano vaccini non emergano chiaramente quali siano le priorità per il servizio sanitario e quali le strategie per implementare le vaccinazioni non è tranquillizzante.
La filosofia alla base del nuovo piano sembra essere quella di garantire l’equità di accesso in tutte le regioni italiane a tutti i vaccini. Non è detto, però, che più vaccini per tutti si concretizzi in un maggior numero di persone vaccinate.

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