Obbligo per i #vaccini: non è il caso di stappare lo spumante.

“Obbligo” (della vaccinazione per l’accesso al nido) è ormai diventato un termine di moda. Racconta di una scelta accolta trionfalisticamente da molti, ritenuta una sorta di panacea di tutti i mali e una giusta rivincita nei confronti di chi si oppone alle vaccinazioni, in un dibattito che esclude le riflessioni critiche etichettandole come “anti-vaccini”.

Eppure, in ogni caso, anche se questa strategia si rivelasse efficace, non ci sarebbe molto da festeggiare, perché è l’indice di un fallimento (come commentavo in un precedente post): significa che come comunità scientifica, medica e civile non siamo stati in grado di coltivare una consapevolezza diffusa sul valore e l’importanza delle vaccinazioni, e quindi utilizziamo strategie per obbligare a farle. Inoltre, l’approccio impositivo è espressione di una medicina che esclude il paziente, invece di coinvolgerlo.

Non ci sono prove scientifiche solide per poter affermare che impedire l’accesso al nido ai non vaccinati sia un provvedimento efficace nel migliorare l’adesione da parte dei genitori, ma i sostenitori di questo intervento hanno un atteggiamento quasi fideistico, con una sicurezza “a priori” che la coercizione riuscirà ad aumentare le coperture vaccinali.

Personalmente non ho questa sicurezza, anzi mi sembra che le aree di incertezza siano molte e che sia difficile poter valutare rischi e benefici. Altri hanno documentato e discusso in maniera approfondita le criticità dell’introduzione dell’obbligo (al termine di questo post pubblico il link ad alcuni di questi contributi); mi permetto di aggiungere solo alcune riflessioni.

La salute della comunità può richiedere in alcuni casi che si sacrifichino i diritti individuali. L’obbligo della vaccinazione per l’iscrizione al nido è particolarmente delicato, non solo perché la limitazione delle libertà personali pone sempre problemi di ordine etico, ma ancora di più perché l’applicazione ricade sul bambino incolpevole. I bambini che subiscono la non vaccinazione (e quindi l’esposizione a potenziali rischi per la salute) per decisione non loro ma dei genitori, finiscono per essere anche esclusi dalla possibilità di frequentare il nido (e in Toscana potrebbero esserlo anche dalla scuola materna). Come si suol dire, cornuti e mazziati.

Vista la delicatezza del provvedimento, dovrebbe trattarsi di un’extrema ratio da applicarsi solo in presenza di un pericolo concreto e imminente, quando le altre misure hanno fallito.
Possiamo affermare che è stato fatto il possibile a sostegno delle vaccinazioni e che il pericolo è concreto e imminente, tanto imminente da rendere necessario un intervento immediato? Le coperture vaccinali si stanno riducendo e non sono ottimali, specie per il vaccino morbillo-parotite-rosolia. Ma per le vaccinazioni ritenute obbligatorie dalla legge italiana, le coperture attuali non sembrano così basse da poter ipotizzare nel breve termine un pericolo rilevante per la salute collettiva (e per almeno una di queste vaccinazioni la protezione è esclusivamente individuale). Forse c’è ragionevolmente del tempo per elaborare altre strategie prima di intervenire con la mancata iscrizione al nido.

Nelle indagini campionarie la percentuale di genitori che si oppongono in modo convinto e deciso alle vaccinazioni risulta estremamente bassa. Molti più genitori non hanno invece una resistenza pregiudiziale, ma hanno dubbi, timori, incertezze. Difficile convincere i primi alla vaccinazione, e probabilmente nemmeno l’obbligo riuscirà a mutare le loro convinzioni (tra le altre cose, forse la mancata iscrizione al nido dei figli potrebbe avere uno scarso impatto su questa popolazione), mentre i genitori con dubbi sono interlocutori con cui è possibile e necessario dialogare e che chiedono di essere ascoltati.
Purtroppo il dibattito sui vaccini si sta svolgendo da mesi in un clima da stadio e con posizioni polarizzate. I dubbi, sia dei genitori sia dei ricercatori e operatori sanitari (sulle strategie da intraprendere) non trovano spazio.
L’obbligo difficilmente aumenterà la consapevolezza dei genitori e la loro fiducia negli operatori sanitari e nelle istituzioni e questo potrebbe avere ricadute a lungo termine sulle scelte riguardanti la salute propria e dei figli.

La scelta degli interventi può prescindere dall’analisi del contesto locale? L’introduzione dell’obbligo dei vaccini sembra essere indipendente dalla valutazione delle coperture. Le regioni che si sono attivate o che si stanno attivando per introdurre questa misura non sono tra quelle in Italia con le coperture più basse e quindi con un maggior rischio di malattia. In Emilia il problema è semmai limitato ad alcune aree geografiche.
È opportuno allora affidarsi a provvedimenti in qualche modo coercitivi in contesti in cui l’adesione alle politiche vaccinali è buona, con un possibile aumento delle tensioni e scontento dei genitori che avrebbero comunque accettato di vaccinare i propri figli?

L’approccio oggi in vigore in Emilia Romagna esclude dalla possibilità di iscriversi al nido i bambini non vaccinati contro difterite, tetano, poliomielite, epatite B (le cosiddette “obbligatorie”). Non sono incluse (anche perché è poco verosimile che al momento possano esserlo) le vaccinazioni “raccomandate” tra cui quelle contro pertosse, emofilo, morbillo-parotite-rosolia. L’obbligo potrebbe avere un effetto boomerang: indurre genitori che avrebbero vaccinato il bambino/la bambina contro il morbillo a non farlo perché irritati dall’imposizione subita, oppure aumentare la quota di chi chiede di vaccinare solo con i quattro vaccini “obbligatori” invece che con l’esavalente.

La Toscana sembra avviarsi verso un approccio più ampio: impedire l’accesso al nido e alla scuola materna a chi non ha effettuato tutti i vaccini previsti dal calendario nazionale (e non solo gli “obbligatori”). Resta da capire se dal punto di vista normativo questo è percorribile. E in caso di una direttiva nazionale a quale modello si farà riferimento? Emilia o Toscana?

Il nuovo piano vaccini prevede nel primo anno di vita 6 sedute per la somministrazione di 9 differenti vaccini. La sua applicazione sarà piuttosto complessa e faticosa sia per le famiglie che per i servizi vaccinali.
Qualche perplessità da parte dei genitori può essere comprensibile, come l’eventuale richiesta di posticipare la somministrazione di alcuni vaccini. Sarebbe un atteggiamento assolutamente e sempre da censurare?
Un fenomeno da approfondire, e per il quale scarseggiano dati pubblici, è il ritardo nella vaccinazione, che è differente dal rifiuto. I dati delle coperture del Ministero potrebbero non considerare i genitori che scelgono di posticipare la somministrazione dei vaccini o che cambiano opinione dopo un iniziale rifiuto, sottostimando la quota di bambini vaccinati. L’approccio impositivo non rischia di spingere verso il rifiuto chi avrebbe vaccinato, magari pur senza aderire completamente nei tempi e nei modi (vaccini) al calendario?

Come dicevo inizialmente, non ho certezze. Credo, però, come altri illustri “dissidenti, che l’obbligo di vaccinazione per l’iscrizione al nido sia un passo indietro e che rappresenti una risposta semplicistica a un problema complesso.
Mi piacerebbe che le voci “non allineate” trovassero cittadinanza nella discussione sul tema obbligo, affinché pro e contro fossero valutati in maniera approfondita.

Le opinioni qui espresse sono del tutto personali

Per approfondimenti

“Obbligo vaccinale al nido: una soluzione troppo semplice a un problema complesso” Roberta Villa, Scienza in Rete

Vaccini obbligatori: un discutibile ritorno al passato. Roberta Villa, Scienza in Rete

Vaccini, serve una nuova comunicazione. Luca De Fiore, Maurizio Bonati, Sole 24 Ore Sanità

I nemici dei vaccini: la fretta e molta coda. Luca De Fiore, dottprof.com

I vaccini obbligatori: cosa ha detto il sindaco Nogarin e il dibattito necessario Antonio Scalari, valigiablu

La confusione nel dibattito sulle vaccinazioni. Una nuova obbligatorietà o una nuova politica? Luca Benci, Quotidiano Sanità

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5 pensieri su “Obbligo per i #vaccini: non è il caso di stappare lo spumante.

  1. Perché tanti anni fa tutte queste fisime non c’erano e l’obbligatorietà non dava luogo a tutti questi patemi sulla libertà di non farsi sforacchiare?

    • L’obbligo per i vaccini è stato proposto molti anni fa (escludendo il discusso caso dell’anti-epatite B, occorre risalire ai primi anni ’60 con il vaccino contro la polio), in un contesto culturale, sociale e sanitario molto diverso. É cambiata la società, è cambiata la medicina, anche se forse concetti come alleanza terapeutica e coinvolgimento del paziente non sono ancora completamente adottati. E nel frattempo sono cresciuti i dubbi che l’obbligo sia realmente una strategia efficace. Riuscire a superare l’obbligo vaccinale sarebbe un segno di maturità.

  2. Si potrebbe imparare ad esempio da Robert De Niro: il suo film Vaxxed è un reportage che allo stesso tempo riesce a toccare emotivamente.
    E la censura cui è stato sottoposto ha aiutato a renderlo più popolare che mai.

    Teniamo anche presente che se io padre di famiglia devo scegliere tra un Gava, radiato dall’ordine dei medici perché parla di possibili danni da vaccino, peraltro fornendo amplissima documentazione, ed un Burioni che mi dice che la scienza non può essere democratica, tra i due sceglierò di credere a quello che per me è il rischio minore.

    Ancora: come posso fidarmi di una Ministro che non sa neanche con che stati confina il Veneto e mi fa un decreto d’urgenza pasticciatissimo?

    Come posso fidarmi della sanità ufficiale dopo casi come quello di De Lorenzo?
    A proposito, il vaccino per l’ Epatite-B è ancora al suo posto…

    • Se si vuole convincere le persone dell’importanza dei vaccini fiducia e autorevolezza sono fattori importanti.
      Talvolta, purtroppo, istituzioni e operatori sanitari non hanno saputo essere autorevoli né hanno coltivato questa fiducia (questo non significa, però, che il vaccino contro l’epatite B sia inutile).
      In ogni caso, ci sono molti medici che sanno ascoltare e offrire risposte ai dubbi dei genitori. Io penso che prima di credere all’uno o all’altro, sia ancora più importante cercare di comprendere se quello che viene detto è documentato da prove scientifiche o no (anche se non è per niente semplice).

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