Costruire barricate sui #vaccini è un errore.

commune_de_paris_barricade_rue_saint-sebastien
Commune de Paris. Barricade rue Saint-Sébastien

L’11 ottobre 2016 il Ministero della Salute ha reso noto i dati per il 2015 delle coperture vaccinali, che evidenziano un’ulteriore riduzione rispetto all’anno precedente, sia per le vaccinazioni cosiddette “obbligatorie” (anti difterite, tetano, polio, epatite B), che – ancor più – per quelle raccomandate, come la vaccinazione contro morbillo-parotite-rosolia. In quest’ultimo caso, la percentuale di bambini vaccinati con almeno una dose in Italia era dell’85%, con un intervallo tra regioni compreso 77 e 90%.

Questo ulteriore calo genera preoccupazione e interroga gli operatori sanitari e chi si occupa di salute pubblica sulle strategie da utilizzare per cercare di aumentare il ricorso alle vaccinazioni. Tra le varie opzioni proposte, c’è anche quella di vincolare la possibilità di frequentare l’asilo nido all’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie (così da tutelare i bambini che non possono vaccinarsi per problemi di salute) e in alcune regioni stanno per essere approvati disegni di legge proprio con questa finalità.

In una situazione vissuta da molti esperti come “emergenza” il rischio, però, è quello di ridurre la complessità che è propria della medicina a una contrapposizione tra favorevoli e contrari e di ridurre gli spazi di ragionamento critico, anche per chi si occupa di salute pubblica.

Roberta Villa su pagina 99 ha bene illustrato quali potrebbero essere alcune criticità dell’obbligo vaccinale per l’iscrizione al nido: resistenze da parte delle famiglie, ricorsi, creazione di gruppi suscettibili di infezione che potrebbero costituire dei potenziali focolai epidemici.

Luca De Fiore e Maurizio Bonati sul Sole 24 Ore Sanità hanno, invece, sottolineato la necessità di riconsiderare la comunicazione ai genitori e ai cittadini. Riporto qui uno stralcio dell’articolo:

In altre parole, serve un confronto più aperto, bidirezionale, gestito con le migliori capacità di comunicazione, che faccia crescere le competenze dei genitori rendendoli più capaci di comprendere anche i limiti della ricerca troppe volte mal condotta, le relazioni tra comportamenti e rischio, il valore dei dati. È una sfida di lungo periodo che presuppone il mantenere le porte aperte, a ogni livello. Una sfida che richiede una conversazione di lunga durata e, soprattutto, il superamento di una posizione di eccessiva sicurezza: non sono gli argomenti di una medicina onnipotente che potranno mettere in atto una “spinta gentile” nei confronti di cittadini attraversati dal dubbio.

Negli ultimi anni a livello nazionale si era cercato di intraprendere un percorso per il superamento dell’obbligo vaccinale. In Veneto questo è diventato realtà a partire dal 2008, mentre in Piemonte si è scelta la strada di sospendere le sanzioni amministrative. Purtroppo, il calo delle coperture rischia di far naufragare questi tentativi. Il mancato superamento dell’obbligo è, però, un fallimento per tutti: politici, operatori sanitari, educatori, cittadini. Evidenzia la difficoltà dei medici di comunicare in maniera efficace e autorevole, degli insegnanti e degli educatori di formare, dei cittadini di ragionare in maniera (davvero) critica.
Il sogno di don Lorenzo Milani (e di altri) di una scuola in grado di educare cittadini sovrani e non sudditi sembra essere lontano dall’attuarsi, con ricadute non solo per ciò che riguarda la salute. Paradossalmente, in un’epoca di sovrabbondanza di informazione sembrano mancare maggiormente gli strumenti e la capacità di leggere e di comprendere la realtà. La possibilità di essere cittadini sovrani è garantita da competenza e conoscenza, non si realizza (come troppi credono) nell’essere “anti” a prescindere.

Personalmente rimango convinto che occorra ragionare serenamente sul fatto che la “coercizione” è stata e può essere ancora una strategia efficace e talvolta necessaria in ambito di salute pubblica, ma che l’obbligatorietà delle vaccinazioni può rappresentare anche parte del problema, in quanto provoca resistenze e ha contribuito a creare in una fetta della popolazione l’impressione che solo 4 vaccini siano realmente importanti. E se questi quattro non vengono percepiti come rilevanti da alcuni genitori , gli altri (quelli raccomandati) lo diventano ancor meno.

L’esperienza del Veneto potrebbe apparire fallimentare guardando alle coperture vaccinali, dal momento che nel 2015 era tra le regioni con la percentuale più bassa di bambini che hanno effettuato le vaccinazioni obbligatorie. E’ però tra le regioni con la copertura più alta (pur se non soddisfacente e in calo) per quanto riguarda il vaccino morbillo-parotite-rosolia. Il Piemonte (regione in cui l’obbligo è del tutto formale, in quanto non produce conseguenze) è tra le regioni con le maggiori coperture sia per l’esavalente che per il morbillo-parotite-rosolia. Segno, forse, che non è tanto, o solo, l’obbligo a fare da “volano”, ma che sono altrettanto importanti fattori organizzativi, campagne di informazione etc…
Certo, potrebbe esserci un possibile “scotto” da pagare, in termini di genitori che non vaccinano perché non costretti. Ma il 9% che non ha effettuato l’esavalente in Veneto nel 2015 rappresenta una quota davvero allarmante (se riferita alle quattro vaccinazioni obbligatorie per legge) per la salute della comunità?

Infine, credo che come operatori sanitari dobbiamo cercare di comunicare anche la complessità e l’incertezza, senza cedere alla tentazione di ridurre tutto al solo schierarsi da una parte o dall’altra della barricata. Vedere riconosciute la propria competenza e autorevolezza non significa potersi sottrarre alla necessità di dialogare, di motivare, di rendere conto. Occorre, però, farlo sulla base delle prove che la scienza produce, non su opinioni o convinzioni personali.

[P.S. del 28/11… aggiungo tra le letture consigliate anche “Obbligo vaccinale al nido: una soluzione troppo semplice a un problema complesso” scritto da Roberta Villa per il portale Scienza in rete – sottolinea molto bene i principali punti critici della legge dell’Emilia Romagna]

Le opinioni qui espresse sono (ovviamente) del tutto personali.

Annunci

Un pensiero su “Costruire barricate sui #vaccini è un errore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...