Abbiamo perso tutti.

Ci sono due interventi (in particolare) che sintetizzano in maniera efficace il mio sentire riguardo al referendum “sulle trivelle” tenutosi ieri.
Uno è il commento di Michele Serra nella sua rubrica L’amaca su Repubblica del 17 aprile:, che mi permetto di incollare qui sotto:

Amaca_Michele_Serra_17_aprile_2016
L’amaca: Michele Serra. La Repubblica. 17 aprile 2016

L’altro è un tweet di Marco Castelnuovo (@chedisagio), giornalista già alla Stampa e ora al Corriere:

Un tempo alle elezioni uscivano tutti vincitori. Oggi escono tutti sconfitti

So che deluderò molti amici, ma al contrario di Michele Serra, di cui condivido molto di quanto scritto nell’amaca, alla fine ho scelto (dolorosamente) di non andare a votare, nonostante Renzi abbia fatto di tutto per convincermi ad andare al seggio. Avrei potuto dare un sì di “orientamento generale”, di “opinione”, ma ancora meglio avrei potuto scrivere sulla scheda elettorale “Mi avete rotto le scatole. Tutti”.
Ho scelto di non votare (anche) per insofferenza per una campagna referendaria all’insegna della semplificazione e della demagogia, da parte di tutti: sostenitori del sì, del no, dell’astensione. E so di non essere stato l’unico.

La mia impressione, da lettore, è che tutti abbiano cercato delle scorciatoie, senza approfondire e affrontare i nodi dei problemi. Non ho creduto al “No trivelle”, fin troppo semplicistico, né al “No combustibili fossili”, che condivido, ma non era questo il quesito del referendum. Tanto meno ho creduto alla retorica del “Sono a rischio i posti di lavoro”.
Rimango convinto che dovrebbe essere la (buona) politica ad occuparsi di alcuni temi tecnici.
L’irritazione per la campagna referendaria ha raggiunto il culmine nella giornata di ieri: non ho ascoltato i commenti in TV sul dopo voto, ma ho frequentato i social media, soprattutto Twitter ed è stata un’esperienza desolante: insulti reciproci e bassezze, esponenti del PD che insultano chi è andato a votare; sostenitori del Sì che insultano chi ha deciso di astenersi. Una degenerazione da ultras  nauseante e incomprensibile.

Scriveva Serra: “Quasi sicuramente penserò, stasera, di avere perso comunque vada a finire”. Io mi sono sentito di avere perso, e già ne ero certo quando ieri pomeriggio leggevo le parole di Michele Serra. Purtroppo, nonostante, l’opinione di Marco Castelnuovo (“Oggi escono tutti sconfitti”) sono certo che anche questa “sconfitta di tutti” non servirà da lezione.

Non servirà a chi ha promosso il referendum, non tutti per una presunta attenzione nei confronti dei temi ambientali. Mi sbaglierò, ma il dubbio che il referendum sia stato voluto anche per un’insoddisfazione (pur  legittima) delle regioni verso il governo mi rimane. Che il quorum sia stato raggiunto solo in Basilicata, con la Puglia unica altra regione con un’affluenza superiore al 40%, dovrebbe far riflettere.

Forse non servirà nemmeno a chi ha davvero a cuore il tema dell’ambiente. La politica energetica, il rispetto dell’ambiente, la qualità di vita sono temi estremamente importanti. Ma se per difenderli si da l’impressione ai cittadini di sfruttare delle scorciatoie si rischia di sporcare una battaglia importante.
Pensare che è tutta colpa dell’ignoranza o del menefreghismo non serve a nulla e significa non voler guardare in faccia alla realtà.

Non servirà a chi ha scelto di sfruttare l’occasione del referendum per colpire Renzi.

Non servirà a scalfire l’atteggiamento arrogante di Renzi e dei suoi sodali, troppo inclini a dare ascolto alle richieste e alle esigenze delle “lobby”.

E alla prossima consultazione saranno ancora lì a stracciarsi le vesti per la disaffezione dei cittadini nei confronti della politica.

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