Quando la #scienza è ridotta a #opinione

Sei riflessioni sparse a partire da alcuni eventi successi nelle ultime due settimane (ma non solo)

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La discussion politique – Emile Friant (1889)

1. Il National Health and Medical Research Council (NHMRC) del governo australiano ha pubblicato il 10 marzo 2015 un documento di valutazione dell’efficacia dell’omeopatia nel trattamento di differenti patologie.
Per la valutazione delle prove di efficacia sono state esaminate 57 revisioni sistematiche (per un totale di 176 studi), nonchè ulteriori studi segnalati da esperti di omeopatia e da operatori sanitari e associazioni di consumatori e di pazienti. La conclusione del NHMRC è che non ci sono condizioni di salute per cui siano disponibili affidabili prove scientifiche che documentino l’efficacia dell’omeopatia e che l’omeopatia non deve essere utilizzata per curare patologie croniche, gravi o che potrebbero aggravarsi.
La notizia è stata ripresa anche da molti mezzi di informazione italiani. E’ interessante leggere i commenti degli utenti dei social network, riassumibili in gran parte nel concetto: sono quelli che utilizzano l’omeopatia a poter valutare se funziona. Declinato in vari modi, passando per affermazioni del tipo “mio cuggino si cura con l’omeopatia e non si è mai ammalato“.
Ovviamente nessuno dei commenti entra nel merito della valutazione effettuata e molto probabilmente ben pochi di quanti si sono espressi si è preso la briga di andare alla fonte e di dare un’occhiata ai vari documenti prodotti. Quanto effettuato dagli esperti australiani è errato? Dove sta l’errore?
Curiosamente (ma neppure troppo) neppure gli esperti nel campo dell’omeopatia entrano nel merito della procedure e degli esiti della valutazione. Le dichiarazioni riportate dai mezzi di informazione spaziano tra il “non è scientifico perché non pubblicato su una rivista peer-reviewed” (come se la pubblicazione su una rivista assegnasse in automatico la patente di scientificità) e “migliaia di studi non sono stati presi in esame”, non coerente con il fatto che gli studi sottoposti dai gruppi interessati all’omeopatia sono stati in totale 343, di questi 79 già inclusi nelle revisioni, 9 valutati e gli altri 255 non considerati perché non rispondenti ai criteri di inclusione dell’analisi o per problemi di scarsa qualità della metodologia utilizzata.

2. Mercoledì scorso ero al telefono con una collega che chiedeva consiglio riguardo a una vaccinazione da fare al figlio e ai suoi possibili rischi. “Sai ci sono le mie amiche che mi dicono: non ascoltare quelli che lavorano con te, perché si informano a senso unico“. Idem come sopra… come se gli studi scientifici fossero una questione di “crearsi un’opinione”, di leggere il Manifesto oppure Libero.

3. Ma anche i medici non sono immuni dal vizio di svilire la scienza a un argomento da chiacchere da bar o da tuttologia spiccia. Qualche mese fa si discuteva con un gruppo di medici di uso razionale degli antibiotici. In particolare, l’argomento della discussione era la faringotonsillite da streptococco, infezione che stando a tutte le linee guida disponibili ha come trattamento farmacologico di prima scelta l’amoxicillina (o la penicillina orale, dove è ancora in commercio). Nonostante l’ampio consenso sulla terapia, capita sempre di trovare qualcuno che è restio a prescrivere questo antibiotico e che (curiosamente) cita come dato aneddotico l’elevato numero di casi osservati che non guariscono con l’amoxicillina. “Ma se io prescrivo in scienza e coscienza non ho mica bisogno di seguire le linee guida“. mi è capitato di sentir dire. Resta da capire, però, quale sia a questo punto il concetto di “scienza”.

4. L’European Animal Research Association, l’associazione europea a difesa della sperimentazione animale, il 5 marzo ha diffuso sul proprio sito la notizia dell’invio alla Commissione Europea della petizione Stop Vivisection per chiedere alla Comunità Europea di abrogare la direttiva sulla sperimentazione animale e impedire questo tipo di sperimentazione. L’iniziativa Stop Vivisection ha raccolto un totale di 1.173.130 adesioni: 690.325 (59%) in Italia, 164.304 (14%) in Germania e il resto in altre 24 nazioni europee.
La maggior parte dei finanziatori dell’iniziativa era italiano, ma occorre sottolineare come a parità (più o meno) di numero di abitanti, il numero di sostenitori italiani era 11 volte maggiore dei francesi e 36 volte più alto degli inglesi (nazione dove pure sono molto attivi i movimenti che si oppongono alla sperimentazione animale), e 4 volte più alto dei tedeschi (nonostante la popolazione della Germania abbia 20 milioni di abitanti in più di quella dell’Italia). Qualcuno potrà essere contento per questo “record”, ma c’è da riflettere sul grado di alfabetismo scientifico dell’Italia rispetto a quello di altri paesi.

5. Considerando anche che il record di cui sopra fa il paio con un altro: il 2 marzo l’European Centre for Disease Prevention and Control ha pubblicato i dati sul numero di casi di morbillo nel corso del 2014. L’Italia è la nazione europea con il numero più elevato: 1676 (il 46% del totale), per un’incidenza di 2,8 per 100.000 abitanti (4 volte maggiore della media europea).
Negli auspici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità il 2015 sarebbe dovuto essere l’anno dell’eliminazione del morbillo.

6. Nel frattempo la settimana si è chiusa con la notizia della liquidazione del Consorzio Mario Negri Sud, uno tra i più importanti centri di ricerca italiani. Temo che si discuterà a lungo sulle responsabilità, ma resta il fatto che più di 100 ricercatori hanno perso il lavoro e che la ricerca scientifica in Italia è ancora più povera. C’è poco da stare allegri.

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