Gli integralismi, di qualsiasi credo e colore, non mi rappresentano. #SiamoUmani

Halley's_Comet,_1910
Foto del passaggio della cometa di Halley nel 1910 (it.wikipedia.org)

I tragici fatti di Parigi hanno provocato un enorme shock e scatenato un’ondata di dolore, solidarietà e indignazione, che, come tutte le risposte emotive, rischia di essere essere effimera.
Non solo, ma come spesso succede, la tragedia più che indurre alla riflessione e al dolore per le vittime, rischia di diventare occasione per il teatrino mediatico, in cui le parole (libertà, dolore, religione, satira…) vengono svuotate di significato.
Tra i tanti messaggi letti in questi giorni, mi ha colpito molto e condivido il tweet scritto l’8 gennaio 2015 dal giornalista de La Stampa Jacopo Iacoboni:

“Servirebbe più scavo, più studio, più viaggio, più umiltà davanti ai fenomeni complessi.
Invece tutti sanno tutto, prevaricano, s’impongono”

Servirebbe più studio, più conoscenza, invece…
Ecco perpetuarsi il rito dei talk show, con la farsa di un confronto di facciata che è solo lottizzazione di opinioni e pregiudizi.
Ecco scatenarsi il diluvio di commenti, alcuni (molti?) razzisti.
Ecco persone fino a pochi giorni fa poco propense a tollerare il giornalismo e l’informazione (soprattutto se critici e indipendenti) diventare improvvisamente paladini della libertà di espressione. Anche chi è abituato a minacciare querele per mettere a tacere voci sgradite, o pronto a votare leggi per mettere il bavaglio ai mezzi di informazione (la lista dei primi ministri e capi di stato presenti alla Marcia Repubblicana di Parigi sembra essere stata stilata da un autore satirico…)
Ecco che chi si presenta come strenuo difensore del presepe si mette a distribuire volantini con le vignette di Charlie Hebdo…e immagino che in nome della libertà non avrà mancato di distribuire anche quelle non propriamente rispettose della religione cattolica.
Ecco che in nome della libertà di stampa, il quotidiano Libero pubblica in prima pagina un’immagine con un “terrorista” che legge La Repubblica. Esempio fulgido di come possa essere declinato il concetto di libertà di opinione.

Non conosco il Corano e non so se davvero la religione islamica istighi alla violenza contro gli infedeli. Mi pare di capire, però, che ci siano differenti interpretazioni tra i fedeli di questa religione.
Credo, in ogni caso, che il discrimine non debba essere il credo religioso, il colore della pelle, la nazionalità… ma umanità versus non umanità.
Il terrorismo lo abbiamo conosciuto anche noi italiani, in epoca relativamente recente. Ci sono state persone che non si sono fatte scrupoli di uccidere poliziotti, operai, magistrati, giornalisti, politici, persone comuni, che hanno messo bombe nelle stazioni, sui treni, nelle banche, nelle piazze, in nome di una visione distorta di ideali. Non erano arabi, stranieri, immigrati. Erano italiani. Che non rappresentavano molti più italiani che condividevano gli stessi ideali, ma non la ferocia, la disumanità con cui si pretendeva di imporli.
Le generalizzazioni e le semplificazioni sono stupide e banalizzano la complessità della realtà.
La croce è il simbolo dell’amore infinito e della donazione totale, eppure non sono mancate persone che l’hanno utilizzata per giustificare persecuzioni, guerre, violenze.
Il buddismo nell’immaginario collettivo sembra essere per antonomasia la religione della non violenza. Eppure in Birmania (o Myanmar che dir si voglia), nazione a maggioranza buddista, la minoranza musulmana di etnia Rohingya è pesantemente perseguitata (per le Nazioni Unite è tra le minoranza più perseguitate al mondo).
Troppe volte il nome di Dio è stato reso vano da suoi presunti discepoli: Dio è con noi, Dio lo vuole…
Il bene, la fratellanza, la compassione, il male e la cattiveria non sono prerogativa esclusiva di un credo religioso o di un popolo, sono scelte di ciascun singolo individuo.

Guardando i social media italiani potremmo dire che il 2013 si è chiuso con il caso di Caterina Simonsen, la giovane ragazza con una malattia rara insultata e minacciata sul web per aver difeso le ragioni della sperimentazione animale. Il 2014 si è chiuso con gli attacchi a Greta e Vanessa, le cooperanti italiane rapite in Siria. Donne, non a caso.
Per quale motivazione c’è chi ritiene suo diritto augurare la morte, la sofferenza, la violenza a persone che nemmeno si conoscono, di cui si può non condividere idee e battaglie, ma di cui si dovrebbe rispettare (soprattutto se si sbandiera #JeSuisCharlie) l’opinione e la dignità come persone?
Il minus di umanità di chi augura lo stupro è davvero differente dal minus di umanità di chi imbraccia un fucile?

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. (Mt 2,1-3)

L’attentato a Charlie Hebdo è avvenuto il giorno dopo l’Epifania, che per i cattolici rappresenta la memoria della manifestazione della divinità di Gesù, rivelata a un gruppo di sapienti giunti da lontano (non “dei nostri”), a dei cercatori che si erano messi in cammino dopo aver scrutato il cielo. Nè i potenti (Erode), nè i “vicini” (i sapienti di Gerusalemme) si erano accorti di nulla.
La verità non vuole steccati, gabbie, categorie, non può essere posseduta nè imposta con la forza, si svela a chi ha il coraggio e la costanza di mettersi in viaggio per cercare.
Chi ritiene di possedere la verità non mi rappresenta, non parla a mio nome. Anche se italiano e cattolico.

Ho deciso di intitolare questo spazio “il ragionevole dubbio”. Per altre ragioni, certo.
Ma ritengo che debba sempre accompagnarci l’inquietudine di non aver compreso tutto quanto, di dover continuare a cercare.

P.S.: i social network non sono costituiscono (fortunatamente) solo un paravento per dare libero sfogo a bassezze e rancori, sono anche (e soprattutto) piazze dove è possibile imbattersi in riflessioni molto interessanti.
Ne segnalo solo alcune tra quelle lette in questi giorni:
“La morte dell’umana pietà”, di Simone Spetia pubblicata sul blog simonespetia.wordpress.com
“Non in mio nome” di Igiaba Scego pubblicata su internazionale.it
“Non siamo tutti Charlie” di Fabio Chiusi pubblicata su Wired.it
“Io non sono Charlie” di Elena Loewenthal, pubblicato su La Stampa del 9 gennaio 2015

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