Dal 2014…tre parole, tre vicende, tre occasioni perdute?

Calendario Azteco - http://commons.wikimedia.org
Calendario Azteco – Credits: Rafael Aparicio, 2011 http://commons.wikimedia.org

Il 2014 non è stato un buon anno per la ricerca in Italia, e non soltanto per le ristrettezze dei fondi disponibili. A preoccupare è anche la scarsa attenzione nei confronti dei risultati della ricerca/delle “prove scientifiche” percepita a più livelli: da parte della comunità di cittadini, dei giornalisti-comunicatori, dei decisori politici.
Ho pensato di esemplificare questo divario (percepito) tra ricercatori e società attraverso la citazione (del tutto personale e opinabile) di alcune parole/eventi che hanno caratterizzato il 2014 per quanto riguarda l’ambito “ricerca-salute-medicina”.

Stamina
La vicenda Stamina (e soprattutto il clamore da questa destato) ha caratterizzato soprattutto i mesi a cavallo tra il 2013 e il 2014, dopo di che l’eco mediatico si è andato spegnendo.
Per certi versi il 2014 sembrerebbe rappresentare l’anno “del tramonto” per la discussa cura di Vannoni: il secondo comitato di esperti voluto dal Ministero della Salute ha ribadito il no alla sperimentazione (2 ottobre); la Corte Costituzionale ha dichiarato legittime le limitazioni poste a suo tempo dal Decreto Balduzzi e quindi ha di fatto vietato nuovi trattamenti (7 dicembre); le indagini della Procura di Torino hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio e all’apertura dell’udienza preliminare (4 novembre 2014).
E’ mancata, però, una riflessione seria sul percorso che ha portato all’adozione in un ospedale pubblico di una terapia non supportata da una sperimentazione e da adeguate prove scientifiche, e sui meccanismi di controllo che non hanno funzionato.
Ci sono aspetti che non sono possono essere delegati alla magistratura; ci sono comportamenti che possono non avere alcun rilievo dal punto di vista penale, ma che non sembrano coerenti con l’etica della professione (medica, giornalistica…).
Non credo, perciò, che sia stata posta la parola fine alla vicenda Stamina: finchè non si diffonderà in Italia una solida cultura scientifica, finchè chi ha la responsabilità di informare non abbandonerà la logica dello “share” a ogni costo a favore dell’approfondimento, finchè non verranno fornite risposte dagli interlocutori istituzionali ai bisogni di pazienti e famigliari, altri casi Stamina sono dietro l’angolo.

Ebola
L’epidemia di ebola in corso in alcuni paesi dell’africa occidentale è forse l’evento che più ha caratterizzato la seconda parte del 2014. Tragedia per gli abitanti delle nazioni colpite (al 29 dicembre 2014 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha registrato quasi 20.100 casi e più di 7.800 vittime) trasformata in farsa per come è stata vissuta nel cosiddetto “nord del mondo”: paura irrazionale, bieca propaganda politica, stigma se non aperto ostracismo nei confronti degli operatori sanitari che hanno offerto con coraggio il proprio tempo e le proprie competenze per cercare di offrire aiuto alle popolazioni coinvolte.
Che cosa dovrebbe averci insegnato? Che in un mondo globalizzato nessuna nazione può ritenersi al riparo da possibili epidemie. Che paesi con sistemi sanitari al collasso sono a maggior rischio di catastrofi sanitarie e pertanto andrebbero sostenuti prima che si verifichino queste tragedie. Che occorre restituire all’Organizzazione Mondiale della Sanità il ruolo di governo  della salute pubblica a livello mondiale, il che significa garantire finanziamenti, risorse tecniche e umane, e un chiaro mandato e sostegno politico da parte dei governi.
Faremo tesoro di questi insegnamenti, o ci basterà preoccuparci di non essere disturbati dall’epidemia?

Vaccini
Il 25 novembre 2014 una sentenza del Tribunale del Lavoro di Milano ha stabilito che esisterebbe un nesso tra la vaccinazione esavalente e l’autismo. Questa sentenza ha provocato sconcerto e preoccupazione in molti ricercatori e operatori sanitari. Il medico e blogger Salvo di Grazia ha affrontato in maniera approfondita i motivi di perplessità di fronte a questa sentenza, che appare distonica rispetto alle prove scientifiche oggi disponibili.
Quasi contemporaneamente l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha deciso il ritiro cautelativo di alcuni lotti del vaccino antinfluenzale Fluad in seguito alla segnalazione di alcuni casi di decessi. Le analisi successive non hanno dimostrato alcun problema di sicurezza, ma il modo in cui l’emergenza è stata gestita a livello di comunicazione del rischio ha destato preoccupazione nella popolazione e indebolito il rapporto di fiducia nei confronti delle autorità sanitarie.
I danni causati dalla gestione poco oculata di queste vicende rpotrebbero ripercuotersi a lungo sull’adesione alle campagne vaccinali, con potenziali rischi per la salute.

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