La guerra santa sui farmaci non giova ai bambini con #ADHD

Farmaci_ADHD
http://nl.wikipedia.org/

Nonostante tutto, rimango un ingenuo. E mi ostino a pensare che chi ci rappresenta nelle istituzioni dovrebbe avere la responsabilità e il dovere “morale” di affrontare i problemi con cognizione di causa, soprattutto quando hanno a che fare con la salute e il benessere delle persone
So benissimo che purtroppo non è così, e che sono numerosi gli esempi di come pregiudizi idelogici e demagogia abbiano influenzato le scelte politiche e legislative su temi delicati come ricerca scientifica, sperimentazione, accesso a terapie più delle evidenze della scienza e del parere degli esperti.

Non dovrebbe sorprendere quindi l’interrogazione al Ministro della Salute presentata dall’onorevole Massimo Baroni insieme ad altri colleghi del Movimento 5 Stelle riguardante l’impiego del metilfenidato nel trattamento della sindrome da iperattività e deficit di attenzione (conosciuta anche con l’acronimo inglese ADHD).
L’interrogazione si fonda su una scuola di pensiero molto popolare sui social network (e non solo): l’ADHD non esiste, è una malattia inventata dalle case farmaceutiche per vendere farmaci; il metilfenidato è una droga usata per controllare i bambini un po’ vivaci e andrebbe vietato in quanto pericolosissimo.

Il medico e blogger Salvo di Grazia ha già affrontato sul blog de Le Scienze in maniera egregia e approfondita l’argomento, e rimando perciò alla lettura del suo articolo.

Mi permetto solo di aggiungere qualche considerazione.

1. A chi giova la guerra santa pro-contro metilfenidato (o, più in generale, pro-contro psicofarmaci)? Sicuramente non ai pazienti nè ai loro familiari. I farmaci sono strumenti, opzioni terapeutiche da inquadrare in un approccio più ampio. Non sono nè la panacea di tutti i mali, nè il demonio.
Alcuni bambini possono trarre beneficio dalla terapia farmacologica, altri no, in altri i rischi non sono compensati dai benefici. Il nocciolo del problema allora non è vietare i farmaci, ma garantire un uso appropriato.

2. In Italia la prescrizione dei farmaci per l’ADHD deve avvenire all’interno di un percorso diagnostico terapeutico, che fissa criteri precisi e prevede un monitoraggio clinico dei bambini trattati. E’ un percorso perfettibile, ma che garantisce un uso appropriato e sicuro dei medicinali e consente di ottenere informazioni sulla malattia e sugli interventi terapeutici (non solo farmacologici). E’ un approccio non intrapreso in altre nazioni, e che meriterebbe di essere esteso ad altri farmaci e problemi, non di essere denigrato.

3. C’è bisogno di confrontarsi e ragionare sui dati, cosa che raramente avviene. L’Italia non è gli Stati Uniti, dove la prescrizione eccessiva di psicofarmaci è un problema reale. I bambini italiani ricevono spesso farmaci, ma per quanto riguarda l’impiego di medicine per disturbi psichiatrici la percentuale di utilizzatori è inferiore a quelle di altre nazioni.
La proporzione di bambini e adolescenti che ricevono ogni anno psicofarmaci è di 2 per mille. In altre nazioni europee questa percentuale è 5-10 volte più elevata. L’uso del metilfenidato è ancora più raro: 1-2 bambini sono trattati con questo farmaco ogni 10.000 minori (negli Stati Uniti le cifre sono 100 volte più elevate). In Lombardia nel biennio 2011-2012 la terapia farmacologica era stata somministrata a meno di un quarto dei bambini con ADHD. Queste stime giustificano l’allarme e richiedono provvedimenti drastici?
Se c’è un problema di abuso di medicinali nei bambini italiani non riguarda certo gli psicofarmaci. Nel nostro paese la cultura “farmacocentrica” in età pediatrica non si manifesta certo attraverso l’uso di antidepressivi o stimolanti, quanto attraverso il ricorso ad antibiotici e farmaci respiratori per malattie che guarirebbero spontaneamente senza bisogno di medicine. Potrei sbagliarmi, ma non ho notizia di interrogazioni parlamentari sull’abuso di antibiotici.

4. Il fatto che la ricerca sull’efficacia degli psicofarmaci sia finanziata quasi esclusivamente dalle aziende farmaceutiche è un problema reale. C’è bisogno di maggiore ricerca indipendente, in questo ambito ancora di più che in altri. Ed è essenziale fornire evidenze per documentare aspetti poco studiati, come l’efficacia e la sicurezza dei farmaci a lungo termine.
È infine necessario che i clinici mantengano una sana equidistanza rispetto alle istanze dell’industria. Purtroppo in alcuni casi il cosiddetto conflitto di interessi può mettere a rischio la credibilità professionale.

Per rispetto nei confronti dei piccoli pazienti e dei loro familiari, sarebbe opportuno un dibattito “laico”, senza pregiudizi, interessi di parte (quali che siano) e sensazionalismi. Succederà mai?

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4 pensieri su “La guerra santa sui farmaci non giova ai bambini con #ADHD

  1. In Italia assumono farmaci per l’Adhd 2 bambini su 10.000, pari ad una percentuale dello 0,02 (ZERO virgola ZERO due). Sarebbe ora che chi di competenza cominciasse a preoccuparsi dei 98 bambini su 100 con adhd grave che per i più diversi motivi non accedono al trattamento farmacologico.

    • Gentile Francesca,
      in realtà la stima dello 0,02% (2 per 10.000) è calcolata su tutta la popolazione pediatrica (minori di 18 anni che risiedono in Italia).
      Prendendo in considerazione i bambini con ADHD, i dati del registro della Regione Lombardia citati nel post indicano come la terapia farmacologica sia prescritta in meno del 25% dei casi. Si tratta di bambini con sintomi severi, che non hanno avuto miglioramenti con interventi di tipo comportamentale o psicologico. Il farmaco non è perciò la prima opzione terapeutica, come del resto indicato nel protocollo italiano e nelle linee guida internazionali. E’ possibile, come da lei paventato, che un approccio prudente nell’uso dei medicinali possa penalizzare alcuni bambini che potrebbero invece beneficiare della terapia farmacologica. E’ un aspetto che meriterebbe di essere approfondito.
      In ogni caso, oltre che dell’impiego dei farmaci sarebbe utile discutere (e interrogare il ministro, se necessario) sulle risorse non sempre sufficienti a disposizione dei servizi di neuropsichiatria, e sulla capacità di garantire in tempi ragionevoli l’accesso ai trattamenti di tipo comportamentale e psicologico (ma ancor prima, la possibilità di essere visitati).

  2. Gentile Antoclave, vorrei innanzitutto sottolineare che sono più che convinta della necessità e della validità della terapia multimodale, non sempre erogata nei servizi territoriali e spesso portata comunque avanti privatamente dalle famiglie, almeno da quelle che possono permetterselo. E sono altrettanto convinta che l’intervento farmacologico debba essere tentato con la massima appropriatezza possibile soltanto dopo che sia stata verificata la totale inefficacia o scarsa efficacia della terapia psicologica cognitivo comportamentale, del parent training, del teacher training. Tuttavia da quello che ho spesso letto e ascoltato in numerosi convegni, è che la stima fatta dalle istituzioni sanitarie italiane circa l’incidenza dell’adhd sull’intera popolazione minorile del paese sia appunto di un’incidenza che va dal 1 al 3% e di questi circa un terzo (quindi l’1% dell’intera popolazione minorile italiana) sarebbero i potenziali casi gravi di adhd grave per i quali sarebbe (sempre poi guardando il caso specifico) appropriato prendere in considerazione l’ipotesi di trattamento anche farmacologico (anche…..insieme al resto delle terapie). Tornando ai dati, se è vero che nel totale di minori in Italia, ad assumere farmaci per l’adhd sono 2 bambini su 10.000, vuol dire che facendo la media dell”attività dei centri di riferimento di tutte le regioni (evidentemente alcuni centri sono più attivi altri meno) nella distanza che intercorre tra lo 0,02 dei trattamenti e lo stimato 1% di adhd severo, ci sono 98 bambini per i quali la severità del disturbo si ritiene che nonostante tutto vada curata senza farmaco. Dal momento però che i casi gravi in genere sono quelli in cui il disturbo con la crescita prende traiettorie evolutive in altri disturbi…..credo che chi di competenza avrebbe dovuto già da tempo attivarsi per un uso appropriato dei farmaci per l’adhd, Circa l’evoluzione dell’adhd negli adulti può essere interessante almeno leggere il programma di un convegno inserito nella pagina del registro adhd dell’iIstituto Superiore di sanità http://www.iss.it/adhd/?lang=1&id=561&tipo=24.
    Ho scritto di getto e di corsa…mi perdoni eventuali ripetizioni e ridondanze

  3. Mi scuso perchè mi erano sfuggiti alcuni passaggi nel calcolo della stima del 98% di ADHD gravi che non riceve il farmaco.
    Un sottotrattamento è ipotizzabile, ma ritengo che verosimilmente non sia di questa entità.
    I dati preliminari del registro ADHD della Lombardia riportati nella lettera del dottor Maurizio Bonati e della dottoressa Laura Reale al British Medical Journal http://www.bmj.com/content/347/bmj.f7474.long hanno il vantaggio di riguardare tutti i bambini con diagnosi di ADHD in carico ai 18 centri di riferimento regionali. Non si può escludere che in altre regioni l’approccio terapeutico possa essere differente, ma penso che quanto osservato sia rappresentativo della realtà italiana. Non è possibile escludere, però, una non adeguata identificazione della malattia, con un mancato accesso ai servizi di bambini che potrebbero necessitare di cure.

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