I #bambini non sono adulti in miniatura. La pubblicità può servire, ma non basta.

“I bambini non sono adulti in miniatura” “Il senso della misura non basta” sono alcuni degli slogan che caratterizzano la campagna di comunicazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco sui farmaci in pediatria. Una campagna che non ha mancato di sollevare qualche perplessità. Quella, ad esempio, del Movimento dei genitori (Moige) che accusa l’AIFA di creare allarmismo:

Ma quindi, fino ad ora, come abbiamo curato i nostri figli essendo almeno la metà dei farmaci pediatrici non testata sui minori? Significa che fino ad oggi abbiamo curato i nostri figli con farmaci insicuri ed inefficaci?

Il problema è che il tema dell’uso dei farmaci nei bambini è complesso e non condensabile in pochi slogan pubblicitari. La campagna dell’AIFA ha lo scopo di aumentare la consapevolezza nella popolazione, e in particolare tra i genitori, che i bambini hanno bisogno di farmaci su misura per loro e che bisogna evitare il “fai da te”, anche quando si tratta di farmaci che non richiedono la prescrizione del medico. Inoltre, AIFA cerca di trasmettere l’importanza di coinvolgere anche la popolazione pediatrica nella sperimentazione dei farmaci.
Se lo scopo della campagna è lodevole e condivisibile, i messaggi rischiano, però, di essere fraintesi.

Guardando il video della campagna devo confessare di nutrire anch’io qualche preoccupazione. L’incipit “Ogni giorno a migliaia di bambini vengono somministrati farmaci non sperimentati per uso pediatrico…” rischia di ingenerare in chi vede o ascolta l’impressione che quotidianamente i bambini ricevono farmaci pericolosi.
I concetti ripresi nella campagna AIFA sono noti agli addetti ai lavori, ma non così scontati per i cittadini e i genitori. E pochi secondi non sono sufficienti per chiarirli.

Può essere allora utile cercare di puntualizzare alcuni aspetti.

E’ vero, i bambini non sono adulti in miniatura: il loro organismo reagisce ai farmaci in maniera differente da quella dell’adulto. L’assorbimento, il metabolismo e l’eliminazione dei farmaci avvengono con tempi e modalità differenti, soprattutto nei primi mesi di vita, e questo può influire sulla dose da somministrare, che deve essere studiata nel bambino, non derivata da quella dell’adulto.

Nella maggior parte dei casi, però, i bambini ricevono farmaci su misura per loro: antibiotici, farmaci per la febbre e il dolore, farmaci per le malattie respiratorie (i medicinali più usati, che da soli coprono più del 90% delle prescrizioni pediatriche) sono stati studiati e sperimentati nei bambini. Ciò non significa che possono essere somministrati senza il parere del pediatra, che è sempre necessario.
Paradossalmente di questi farmaci ce ne sono forse “troppi” e vengono usati troppo frequentemente, a volte anche quando non servono (p.es. antibiotici nel raffreddore, aerosol con cortisone per tosse e mal di gola).

 

Ci sono, però, bambini che hanno malattie croniche (p.es. malattie cardiache, renali), per cui non sono disponibili farmaci sperimentati in età pediatrica, oppure non sono disponibili formulazioni adatte a loro, soprattutto se i bambini hanno meno di 6 anni di età. Per questi bambini c’è bisogno di farmaci su misura e quindi anche di studi condotti in età pediatrica.
Perchè mancano questi studi? Per motivi differenti: per esempio, difficoltà nell’organizzarli, questioni di tipo etico, e perchè sono (fortunatamente) casi poco frequenti e l’industria farmaceutica dovrebbe far fronte a un impegno economico rilevante per condurre gli studi con la prospettiva di ricavi limitati. Per cercare di ovviare a questi limiti dal 2007 è in vigore il Regolamento Europeo sui Medicinali ad uso Pediatrico, che dovrebbe incentivare la ricerca di farmaci su misura per i bambini.

Il problema di fondo è che se nella popolazione generale il grado di conoscenza e l’educazione riguardo ai temi della salute e della ricerca scientifica è basso, i messaggi importanti della campagna AIFA rischiano di non essere compresi.
“Sperimentazione? OK” è uno slogan a rischio di fraintendimenti se le persone a cui questo messaggio è destinato non sanno cosa significhi, concretamente, “sperimentazione”.

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