Perchè la resistenza agli #antibiotici dovrebbe interessare tutti (e non solo i medici)

 

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Alexander Fleming – Wikipedia

Il 30 aprile u.s. l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato il suo primo rapporto rapporto globale sulla resistenza agli antimicrobici. Valutando i dati riguardanti 7 batteri comuni in grado di causare gravi infezioni è emerso che in tutte le aree geografiche del mondo è in aumento la percentuale di batteri che non rispondono agli antibiotici, nemmeno a quelli più potenti.
Secondo l’OMS se non si prendono contromisure il rischio di andare incontro a un’era in cui gli antibiotici non saranno più efficaci e infezioni oggi curabili diventeranno nuovamente mortali è reale.

L’allarme non è nuovo, e da decenni sia l’OMS che le più importanti autorità sanitarie lanciano l’allarme sul pericolo della resistenza agli antibiotici e sulla necessità di un uso razionale di questi farmaci.  Esistono (e potevano forse mancare? 🙂 ) giornate e settimane dedicate a sensibilizzare la popolazione all’uso appropriato degli antibiotici (in Europa il giorno scelto è il 18 novembre, European Antibiotic Awareness Day), e sono state condotte campagne informative a livello nazionale e internazionale. Finora, però, la ricaduta è scarsa, in particolare in Italia, che è una delle nazioni europee con il più alto consumo di antibiotici. Consumo che varia tra regioni e all’interno delle stesse, e che non sempre è dovuto a una maggiore presenza di infezioni.

Già oggi la resistenza agli antibiotici rappresenta un serio problema: chi contrae un’infezione causata da un batterio resistente ha un rischio maggiore di essere ricoverato in ospedale o di rimanere in ospedale più a lungo, deve essere trattato con farmaci più potenti (e con una maggiore frequenza di effetti indesiderati), e rimanendo più a lungo in ospedale rischia di contrarre anche altre infezioni. Tutto questo ha un impatto negativo sulla salute dei singoli e della comunità, sulla qualità di vita, sul consumo di risorse sanitarie ed economiche.

Come possiamo da cittadini/pazienti usare in maniera appropriata gli antibiotici?
Questi sono le raccomandazioni dell’OMS:

  • utilizzare gli antibiotici solo se prescritti da un medico
  • completare il ciclo di terapia prescritto, anche se ci sente meglio (e aggiungerei rispettare le indicazioni sullo schema di somministrazione)
  • non condividere con altre persone gli antibiotici prescritti dal medico e non riutilizzare in seguito (senza consiglio del medico) le compresse ‘avanzate’

Anche se la prescrizione è un compito del medico,  chiunque è responsabile dell’uso oculato degli antibiotici. Ci sono studi che hanno documentato come spesso i medici prescrivono antibiotici perchè avvertono la pressione dei pazienti (o dei genitori dei pazienti, nel caso di bambini). E’ altrettanto conosciuto il fenomeno dello “shopping sanitario”: persone che si rivolgono a più medici e/o al Pronto Soccorso finchè non riescono a ottenere la prescrizione degli antibiotici. Come non è raro che ci sia chi acquista questi farmaci senza la prescrizione di un medico.
Eppure la causa più frequente delle infezioni respiratorie (raffreddore, mal di gola, tosse) sono i virus, che non vengono uccisi dagli antibiotici. Queste infezioni guariscono da sole nell’arco di alcuni giorni, occorre essere “pazienti”. Invece subiamo la pressione di ritmi che impongono di guarire prima ancora di essersi ammalati.
Occorre, inoltre, comprendere che la “comodità” d’uso non sempre si combina con l’appropriatezza: gli antibiotici che devono essere assunti una sola volta al giorno sono molto comodi, ma in pochi casi dovrebbero essere impiegati come “prima scelta”.  Dover assumere, o ancor peggio somministrare a un bambino, un medicinale tre volte al giorno è difficoltoso e poco agevole, ma frequentemente quella potrebbe essere la terapia più adatta, specie nei bimbi.
E gli antibiotici per iniezione dovrebbe essere usati raramente al di fuori dell’ospedale.

Il rapporto dell’OMS sottolinea anche ‘importanza della prevenzione. L’utilizzo delle principali norme igieniche, p.es. lavarsi frequentemente le mani, soprattutto dopo aver utilizzato i servizi igienici e prima di mangiare, evitare di toccare bocca e occhi con le mani sporche, l’accesso all’acqua potabile e le vaccinazioni possono contribuire a ridurre il diffondersi delle infezioni.
Un aspetto accennato nel rapporto dell’OMS a cui occorre prestare estrema attenzione è infine l’esposizione agli antibiotici e/o ai batteri resistenti attraverso l’alimentazione. Troppo spesso gli antibiotici finiscono nel nostro piatto perchè contenuti nel cibo che mangiamo. La colpa è dell’abuso che se ne fa negli allevamenti, con lo scopo di favorire in maniera artificiale la crescita degli animali.

Gli antibiotici sono una risorsa preziosa che come tale va tutelata. Il pericolo che diventino un’arma spuntata sembra del tutto teorico e lontano nel tempo, ma questo incubo potrebbe essere più vicino a concretizzarsi di quanto pensiamo. E potrebbe essere più verosimile della più volte paventata pandemia.

 

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