Gli interessi (e i conflitti) non sono a senso unico

Chissà, forse è un segno che i tempi stanno cambiando. Forse dopo Stamina c’è una maggiore sensibilità da parte dei mezzi di comunicazione nei confronti delle ragioni della scienza.
In ogni caso è confortante notare come dopo la notizia dell’apertura dell’inchiesta da parte della procura di Trani sull’eventuale associazione tra vaccini e autismo, sia La Stampa che Repubblica abbiano voluto approfondire il tema, accendendo i riflettori anche sulla figura di Massimo Montinari, medico abituale consulente delle famiglie nelle cause civili per i risarcimenti di danni da vaccino.

Gli articoli, al di là delle accuse contenute, contribuiscono a porre l’attenzione su un aspetto: il possibile “conflitto di interessi” non è a senso unico, non sta da una parte sola. Le aziende che producono vaccini hanno sicuramente interesse a vendere il loro prodotto, e mettono in atto strategie di mercato per convincere medici e autorità sanitarie della necessità della vaccinazione. Ma è altrettanto vero che un medico che svolge attività privata, prescrive terapie da lui stesso brevettate e esegue perizie nell’ambito delle cause civili non è immune da possibili conflitti di interesse nello schierarsi contro le vaccinazioni.
Il parere di un esperto può essere influenzato (consapevolmente o meno) dal marketing delle aziende, ma  è altrettanto a rischio l’autonomia di giudizio di chi svolge il ruolo di consulente allo scopo di dimostrare i danni dei vaccini.

Il conflitto di interesse è un problema serio, e se non affrontato in maniera adeguata rischia (tra le altre cose) di indebolire ulteriormente la credibilità di medici, ricercatori e autorità sanitarie agli occhi dell’opinione pubblica. Ma l’essere cittadini “sovrani” consiste anche nel saper valutare tutti i conflitti di interesse, senza pregiudizi. Il complottismo non è che l’altra faccia della credulità.

Stando ai resoconti giornalistici Montinari e Vannoni hanno molti aspetti in comune. Hanno buone capacità oratorie, di ascolto e di empatia. Si occupano di casi i cui bisogni non trovano risposte adeguate nè da parte della medicina nè da parte delle istituzioni che dovrebbero fornire sostegno e assistenza. Da questo punto di vista occorre che medici e istituzioni si interroghino sulle risposte da dare, sull’assistenza da garantire, sull’educazione da fornire.
Inoltre, ambedue i personaggi si dipingono come anti-sistema, e non riconoscono il rigore, i percorsi e i metodi della scienza. Un numero non trascurabile di persone continua a credere in loro e a considerare le criticità sollevate dai mass media come fando gettato dalle multinazionali dei farmaci. Ma essere “osteggiati da Big Pharma” non può costituire un alibi per sottrarsi alla necessità di documentare con prove scientifiche l’efficacia delle terapie proposte o l’esistenza di un’associazione di tipo causa effetto tra vaccini e autismo. Pretendere la valutazione con il rigore del metodo scientifico non significa essere complici di Big Pharma, il metodo scientifico non è, infatti, proprietà della lobby del farmaco. Al contrario, è la garanzia per poter affermare che un trattamento “funziona” o “è pericoloso” con un sufficiente grado di confidenza. Finché questo non diventerà una consapolezza diffusa tra i cittadini, casi simili (Stamina, Vaccini-autismo) continueranno a ripetersi.

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