Il paracetamolo è davvero la causa di tutti i mali?

ImmagineIl paracetamolo è un farmaco comunemente impiegato per il trattamento della febbre e del dolore.
Per la sua sicurezza di impiego, è considerato il farmaco di scelta in molte situazioni, ad esempio durante la gravidanza e nei bambini, anche nei neonati.
Nonostante ciò, alcuni studi pubblicati negli ultimi anni hanno segnalato un possibile aumento dei rischi per il feto e il bambino quando la mamma assume questo farmaco in gravidanza.
L’ultimo studio in ordine di tempo è stato pubblicato il 24 febbraio 2014 sulla rivista americana JAMA Pediatrics [1] e riguardava la possibile associazione tra paracetamolo e sviluppo di disturbo di attenzione e iperattività (ADHD) nei bambini.
Questo studio è stato ampiamente ripreso anche da mass-media italiani, con titoli talvolta fuorvianti tipo: “Paracetamolo in gravidanza associato ad ADHD”.

Ma…c’è da preoccuparsi?

Per rispondere a questa domanda occorre entrare nel merito di questo studio, che ha seguito più di 64.000 coppie mamma-bambino danesi dalla gravidanza fino al compimento dei 7 anni di età del bimbo. Le mamme sono state intervistate telefonicamente in periodi diversi della gravidanza e dopo il parto, e sono state chieste loro alcune informazioni riguardo lo stato di salute e l’assunzione di farmaci, in particolare degli antidolorifici. Alle madri veniva, inoltre, chiesto di indicare se, quando e per quanto tempo avevano assunto i farmaci.
Successivamente, quando il bambino aveva compiuto 7 anni, i ricercatori hanno valutato se aveva sintomi o diagnosi di ADHD.
Dalle analisi condotte è stata osservata una maggiore frequenza di ADHD nel gruppo di bambini esposto al paracetamolo durante la gravidanza. Questo aumento di rischio era evidente quando le mamme riferivano di aver assunto il paracetamolo per un tempo prolungato, in particolare per 20 o più settimane, mentre era assente o poco rilevante quando la durata dell’assunzione era minore.

Questi risultati indicano che c’è un’associazione di tipo causa-effetto tra il farmaco e la malattia?

No, e sono gli stessi ricercatori a invitare alla cautela. Nel loro studio non hanno potuto analizzare altri fattori (p.es. predisposizione genetica, malattie materne, impiego di altri farmaci) che potrebbero essere i veri responsabili (o i “complici”) della maggiore frequenza di ADHD che è stata osservata con l’utilizzo di paracetamolo.
Lo studio di JAMA Pediatrics ha alcuni limiti importanti. Innanzitutto le informazioni sono state raccolte attraverso interviste alle mamme, con la possibilità di imprecisioni: alcune potrebbero aver dimenticato di avere assunto il farmaco (soprattutto quando è stata assunta occasionalmente una sola compressa), altre non erano state in grado di ricordare il periodo in cui lo avevano utilizzato. I ricercatori non hanno potuto ottenere informazioni sul numero totale di compresse assunte (dose totale), una misura più precisa del numero di settimane.
Inoltre, l’uso prolungato di un farmaco antidolorifico, come il paracetamolo, è un evento poco frequente e potrebbe essere associato a una malattia cronica o, talvolta, a ansia o depressione non riconosciute, che possono influenzare lo sviluppo di ADHD.
Alcuni di questi limiti sono ben evidenziati in un editoriale [2] pubblicato sullo stesso numero della rivista che sottolinea come  “I risultati di questo studio devono essere interpretati con cautela e non devono modificare la pratica clinica”. Sono necessarie ulteriori conferme prima di poter affermare che il paracetamolo causa l’ADHD.

Quale è il messaggio che possiamo trarre da questa ricerca?

  • In gravidanza è importante consultare il medico (o il farmacista se il medico non è raggiungibile) prima di assumere un farmaco, anche se è un farmaco “da banco”, che può essere comprato senza la prescrizione medica.
  • Non bisogna abusare del paracetamolo (come di tutti i farmaci, in generale), a maggior ragione in gravidanza. Il paracetamolo è un farmaco sicuro se assunto per un periodo di tempo breve (non più di 5 giorni) e seguendo attentamente la dose, l’intervallo e la frequenza di somministrazione riportati sul foglietto illustrativo. L’uso per un periodo più lungo deve essere sempre valutato insieme al proprio medico.
  • Occorre valutare i maniera critica i risultati degli studi e ancora di più come questi vengono riportati dai mass media. Le prove che derivano dagli studi scientifici non hanno tutte lo stesso grado di attendibilità/affidabilità. Alcuni studi sono in grado di fornire prove solide, altri (come quello di JAMA Pediatrics) non riescono a fornire prove sufficientemente attendibili per trovare il “colpevole”. In questo caso, come pure per altri studi che hanno segnalato i rischi del paracetamolo in gravidanza, non si può dire “abbiamo dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio…”

Referenze

  1. Liew Z, Ritz B, Rebordosa C, Lee PC, Olsen J. Acetaminophen Use During Pregnancy, Behavioral Problems, and Hyperkinetic Disorders. JAMA Pediatr. 2014 Feb 24. doi:10.1001/jamapediatrics.2013.4914.
  2. Cooper M, Langley K, Thapar A. Antenatal Acetaminophen Use and Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder: An Interesting Observed Association But Too Early to Infer Causality. JAMA Pediatr. 2014 Feb 24. doi:10.1001/jamapediatrics.2013.5292.
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