#Stamina: dallo scantinato di Torino agli Spedali Civili di Brescia…troppi meccanismi di controllo non hanno funzionato

Dice “Perchè tutta questa ostinazione nei confronti di Stamina da parte di molti medici e ricercatori italiani? Sembra quasi un’ossessione. State forse a rosicà?

La vicenda Stamina ha aspetti a dir poco inquietanti. Una terapia mai sperimentata e mai approvata è stata impiegata nell’uomo (e, mi preme sottolinearlo, anche nei bambini, popolazione vulnerabile che dovrebbe essere maggiormente tutelata) e addirittura è somministrata in una struttura del Servizio Sanitario Nazionale. Non solo, ma ha continuato a essere somministrata in un ospedale pubblico nonostante il divieto dell’Agenzia Italiana del Farmaco e nonostante un rapporto dei NAS avesse evidenziato come i preparati infusi non contenessero cellule staminali e fossero, invece, potenzialmente pericolosi. E, sempre nonostante tutto questo, il Parlamento italiano ha approvato quasi all’unanimità l’avvio di una sperimentazione con soldi pubblici.
L’ultimo episodio di questa storia kafkiana è del 4 febbraio quando un giudice ha imposto ai medici degli Spedali Civili di Brescia di proseguire i trattamenti.

In tutto ciò sono stati calpestati in nome di un certo concetto di “compassione”, non necessariamente nell’ordine in cui sono esposti:

  • le regole della scienza;
  • le normative italiane e internazionali, che prevedono che le terapie debbano essere sottoposte a sperimentazione e debbano essere valutate e approvate da un ente regolatorio (Agenzia del Farmaco o Ministero della Salute) prima di essere utilizzate nell’uomo, e fissano regole molto stringenti per poter derogare a queste norme;
  • il codice deontologico dei medici, che all’articolo 12 prescrive:

    ….Le prescrizioni e i trattamenti devono essere ispirati ad aggiornate e sperimentate acquisizioni scientifiche anche al fine dell’uso appropriato delle risorse, sempre perseguendo il beneficio del paziente. Il medico è tenuto a una adeguata conoscenza della natura e degli effetti dei farmaci, delle loro indicazioni, controindicazioni, interazioni e delle prevedibili reazioni individuali, nonchè delle caratteristiche di impiego dei mezzi diagnostici e terapeutici e deve adeguare, nell’interesse del paziente, le sue decisioni ai dati scientifici accreditati e alle evidenze metodologicamente fondate. Sono vietate l’adozione e la diffusione di terapie e di presidi diagnostici non provati scientificamente o non supportati da adeguata sperimentazione e documentazione clinico-scientifica, nonché di terapie segrete..

  • i principi dell’etica.

Il fatto che il cosiddetto metodo Stamina sia riuscito a passare dagli scantinati della Cognition ad un ospedale pubblico è indice di come una serie di meccanismi di controllo non abbia funzionato.  Al contrario abbiamo funzionari che hanno consentito che un trattamento venisse impiegato in ospedale senza l’autorizzazione degli enti regolatori, un Comitato Etico che ha approvato la somministrazione della terapia nonostante vi fossero dubbi di tipo etico, giudici che hanno emesso ordinanze in contrasto con la legge che dovrebbero far rispettare, medici che hanno accettato di somministrare preparati senza conoscerne il contenuto. Tralasciando i giornalisti che hanno preferito le ragioni dell’audience all’approfondimento della notizia.

La vicenda Stamina è particolarmente inquietante per il messaggio sottinteso che medici, magistrati e poltici hanno inviato ai cittadini: in casi particolari le regole possono essere piegate. E se sono state piegate o distorte una volta, potranno esserlo una seconda, una terza, e così via. Su quali basi potrà essere impedito in futuro l’impiego di una terapia non autorizzata e non sperimentata? Il prossimo Vannoni non potrà forse appellarsi al TAR sostenendo che che le procedure che hanno potuto valere per Stamina dovrebbero poter valere per qualsiasi altro trattamento?

Occorre che tutti, medici, ricercatori, giudici, amministratori, giornalisti, politici, cittadini facciano una seria riflessione su quanto è successo, per evitare che in futuro si ripetano casi simili. E questa riflessione non può essere delegata all’indagine della procura di Torino, perchè il problema delle distorsioni e delle mancanze che si sono verificate non può essere affrontato solo per via giudiziaria.
Ed è necessario che ciascuno si assuma la propria responsabilità per il ruolo ricoperto in questa vicenda, evitando il gioco dello scaricabarile.
Mi permetto di sollecitare, in particolare, due attori a interrogarsi su quanto accaduto: i magistrati e il Comitato Etico. Dal momento che l’ordinanza dell’AIFA del 15 maggio 2012 evidenziava in maniera precisa tutte le non ottemperanze dei trattamenti effettuati rispetto a quanto previsto dal Decreto Turco Fazio del 2006 sull’uso della terapia cellulare al di fuori della sperimentazione, è necessario capire su quali basi i giudici abbiano invece valutato che gli stessi trattamenti potessero e dovessero essere proseguiti, e il Comitato Etico abbia autorizzato l’effettuazione di queste terapie.

Un primo passo potrebbe essere quello di rendere trasparenti e pubblici, oltre al metodo Stamina, anche gli atti che hanno caratterizzato il percorso che ha portato dallo scantinato di Torino agli Spedali Civili di Brescia: ordinanze dei giudici, pareri del Comitato Etico, cartelle dei pazienti (naturalmente in forma anonimizzata). Così che questa riflessione possa essere condivisa da tutti.

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