Gli studi scientifici, i trafiletti sui giornali e il metodo del televoto

Credo però che dal punto di vista del volume di attenzione ricevuta, non c’è dubbio che Stamina abbia avuto una diffusione enormemente maggiore dei lavori degli altri ricercatori. Certi studi non hanno più di un trafiletto sul giornale, qui parliamo di un caso che ha cambiato la coscienza nazionale su questi temi. È giusto approfondirlo.

Chi parla è Mauro Ferrari, ricercatore esperto nel campo delle nanotecnologie in un’intervista a Repubblica di mercoledì 29 gennaio 2014. Ferrari è lo scienziato che nelle intenzioni del ministro Lorenzin dovrebbe presiedere il nuovo comitato di esperti del Ministero della Salute chiamato a valutare il metodo Stamina. Dovrebbe, perché la nomina non è stata ancora ratificata.

Le parole di Ferrari mettono un po’ di tristezza, per almeno due ragioni. Da un lato non fanno altro che confermare un dato di fatto, ovvero che i mass media concentrano la loro attenzione su ciò che può creare audience, e non necessariamente sulla ricerca condotta in maniera seria e affidabile. Ci sono molti studi costati impegno e fatica, e con ricadute potenzialmente importanti per la salute delle persone che non riescono ad avere nemmeno due righe su un giornale. Al contrario, un trattamento che non ha dati pubblicati su riviste scientifiche internazionali può godere di un ampio clamore mediatico.

L’altro motivo per cui la risposta di Ferrari mette malinconia è che finisce con il certificare quello che potremmo definire il “metodo Iene”.  Non ha importanza impegnarsi per ottenere prove sperimentali che dimostrino l’efficacia della terapia e confrontarsi con la comunità scientifica, questo percorso può essere tranquillamente evitato. L’importante è riuscire a ottenere l’attenzione della stampa e soprattutto della televisione, così che la terapia possa essere ritenuta degna di approfondimento.  Intere pagine sui giornali  e ore di trasmissioni televisive possono ovviare alla mancanza di pubblicazioni scientifiche. Il nuovo fattore di impatto non dipende dalla rivista, ma da quanto una fonte (quotidiano, trasmissione televisiva) è ritenuta attendibile agli occhi dell’opinione pubblica.

A questo punto si potrebbe tranquillamente proporre al Ministero della Salute di modificare il Decreto Turco Fazio del 2006 cambiando il comma “siano disponibili dati scientifici che ne giustifichino l’uso, pubblicati su accreditate riviste scientifiche internazionaliadella terapia si siano ampiamente occupati quotidiani o trasmissioni televisive”. E chiedere che la possibilità di condurre sperimentazioni con finanziamento pubblico non sia più vincolata alla partecipazione a bandi, alla presentazione di protocolli, alla valutazione di esperti, ma si proceda tranquillamente attraverso il televoto. Chissà che non si arrivi presto a un talent…

Non credo proprio, comunque, che il caso Stamina abbia “cambiato la coscienza della nazione” rispetto al tema della ricerca o del trattamento delle malattie. Il caso Stamina è il riflesso di come in Italia manchi la coscienza, intesa come consapevolezza e conoscenza, di cosa implichi la ricerca scientifica e di come e perché sia essenziale che i trattamenti vengano sperimentati e autorizzati prima di essere impiegati nell’uomo. Se cambiamento c’è stato, non è stato in meglio. Il clima di “scontro tra tifoserie” gli insulti e le minacce verso chi mostra scetticismo ne sono, a mio parere, l’esempio.

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