La moda del complotto e quei cattivoni della “lobby farmaceutica”.

La teoria del “complotto” è sempre affascinante, forse per un’innata mancanza di fiducia nei confronti dell’autorità e delle verità “ufficiali”, o per il fascino che esercita il mistero, o perchè l’influenza dell’economia nella società e nella politica è purtroppo ben nota.
Sarà per questo che spesso si urla al “complotto” quando si ha bisogno di coprire il vuoto di argomentazioni. Nell’ambito della salute e della ricerca scientifica quando si parla di complotti gli imputati sono quasi sempre, a torto o a ragione, le multinazionali del farmaco.
Viene messo in discussione il metodo Stamina? E’ colpa delle lobby del farmaco. I vaccini sono pericolosi, ma le multinazionali farmaceutiche fanno di tutto per insabbiare i dati. La sperimentazione animale è inutile, è la lobby farmaceutica che insiste per mantenere in vita una prassi barbara e sorpassata.
Questo sport mi ricorda tanto una vecchia canzone di Francesco Baccini “Giulio Andreotti” ironicamente dedicata al Divo:

Chi ha mangiato la torta?
Andreotti
Chi ha permesso il calo della borsa?
Andreotti

In questa ricerca di un capro espiatorio per tutti i mali, il termine “lobby farmaceutica” viene utilizzato a volte in maniera fuorviante, per indurre il lettore ad associare automaticamente questa definizione con le multinazionali che producono medicinali. Come avvenuto, ad esempio, con il recente comunicato stampa del Partito animalista europeo sulla vicenda di Caterina Simonsen (tratto dal sito LaPresse.it)

Roma, 29 dic. (LaPresse) – Secondo il Partito animalista europeo e Memento Naturae “dietro il caso Caterina Simonsen” ci sarebbero una serie di interessi che hanno come obiettivo mantenere la sperimentazione su animali e contrastare il metodo Stamina. “Ciò che sta accadendo è una evidente strumentalizzazione della lobby farmaceutica che antepone il profitto alla salute pubblica”, denuncia il Pae. In un lungo comunicato il Pae ricostruisce una presunta rete di enti e persone che avrebbe manovrato la polemica scatenata dalla ragazza di Padova. “E’ per questo – dice il Pae – che la lobby del farmaco connivente con una classe politica corrotta ha voluto condizionare l’opinione pubblica trasmettendo immagini drammatiche sotto il profilo emotivo ma senza alcun supporto scientifico. Quale migliore propaganda di una ragazza affetta da malattia rara immortalata con mascherina ed erogatore d’ossigeno, respiro affannoso mentre contesta il metodo Stamina ringraziando Telethon ed il sacrificio dei topi che la mantengono ancora in vita?”.

“Dietro il caso Caterina Simonsen – recita la nota – c’è Telethon e istituti finanziati dalla Fondazione tra i quali il San Raffaele (istituto di Don Verzè noto alla cronaca per il crack finanziario), nelle sue varie emanazioni (Università, Irccs e Fondazione Monte Tabor) ma anche attraverso la joint-venture Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica”. Il Partito animalista europeo quindi elenca “Monica Bettoni, direttore generale dell’Istituto Superiore di Sanità, Rodolfo Lorenzini, direttore del Servizio Biologico e gestione della sperimentazione animale dello stesso Istituto, Gaetana Ferri, direttore generale della Direzione generale della sanità animale e dei farmaci veterinari del Ministero della Salute, Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’, Roberto Caminiti dipartimento Fisiologia e Farmacologia Università di Roma La Sapienza e responsabile del Sif (Società Italiana Fisiologia) del Sins (Società italiana Neuroscienze) del Fens (Federazione of European Neurosciences Societes), Gianni Dal Negro presidente dell’Associazione Italiana per la scienza degli animali da laboratorio, Massimo Scaccabarozzi presidente Farmindustria, (a margine delle Audizioni Informali presso la 14° Commissione hanno espresso il loro insindacabile parere favorevole alla vivisezione incondizionata senza le limitazioni contenute nell’ art.14 del disegno di legge n. 3129)”.

Nella lista incriminata, indicata dal Pae ci sono poi “la neo senatrice a vita Elena Cattaneo, l’onorevole Carlo Gionavardi, Maria Antonietta Farina, Coscioni presidente dell’Associazione Luca Coscioni ed altri”. “Tutti – dice il partito animalista – favorevoli alla sperimentazione animale e grandi oppositori del metodo Stamina”. “Questa deprecabile strumentalizzazione – conclude – giunge in un preciso momento per togliere dall’impasse il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che deve esprimersi contro la cura compassionevole del professore Vannoni e in merito al decreto attuativo della legge di delegazione europea 96/2013 di cui ben dieci punti dell’art. 13 (conosciuto come emendamenti Brambilla) sono stati stravolti e affossati dallo stesso ministro”.

Se, come spesso succede, il lettore dovesse fermarsi al titolo “Partito animalista europeo: Dietro caso Simonsen lobby farmaceutica” sarebbe indotto a pensare che dietro la vicenda ci siano gli interessi delle aziende farmaceutiche. Il comunicato stampa identifica, però, come membri di questa presunta “lobby farmaceutica” istituzioni e ricercatori estranei alle multinazionali del farmaco e colpevoli, agli occhi del PAE, di difendere la necessità della sperimentazione animale. Questa Spectre sarebbe capitanata dalla famigerata Fondazione Telethon, ente senza scopo di lucro che finanzia la ricerca sulle malattie genetiche, mentre tra gli altri enti citati si trovano due istituzioni pubbliche (Istituto Superiore di Sanità e Ministero della Salute) un’Università e l’Istituto Mario Negri, un altro ente no profit.
Ci si potrebbe accontentare di non prendere troppo sul serio questo comunicato, il cui scopo è probabilmente quello di sviare l’attenzione dal cuore del problema: parlare di strumentalizzazione, mettere il dubbio che dietro la testimonianza di Caterina ci siano chissà quali interessi, serve solo a non dovere affrontare apertamente il fatto che insulti e minacce rivolte a chi difende le ragioni della ricerca scientifica sono all’ordine del giorno sui social network (e purtroppo anche nella “vita reale”). Significa chiudere gli occhi di fronte a persone che scrivono aberrazioni del tipo “meglio un animale vivo e 10 uomini morti!”.
A mio parere, però, questa mancata presa di coscienza del problema è pericolosa. Si sta assistendo, impassibili, a un abuso del termine “assassino/a”. E’ ora di smetterla e di indirizzare nuovamente il dibattito in un contesto di confronto civile.
Il tentativo di confondere le acque è notevole. Non si capisce, inoltre, come mai difendere le ragioni della sperimentazione animale e/o ritenere non scientifico il metodo Stamina significhi anteporre il profitto alla salute pubblica.
Chi si occupa di ricerca sa che la sperimentazione negli animali ha dei costi economici importanti e sarebbe ben lieto di poter disporre di alternative affidabili. Probabilmente dal punto di vista delle aziende farmaceutiche potere fare a meno della sperimentazione animale costituirebbe dei vantaggi, anche in termini di riduzione del tempo necessario per poter sviluppare e sperimentare nuovi medicinali. Dove sarebbe allora il profitto per i ricercatori e per le aziende del farmaco legato alla sperimentazione animale?
Del resto, la sperimentazione animale è richiesta dalle agenzie regolatorie dei farmaci come fase preliminare prima di poter procedere alla ricerca nell’uomo, in modo da ridurre i rischi per chi parteciperà agli studi clinici (cito come esempio la pagina della Food and Drug Administration degli Stati Uniti che spiega la sperimentazione preclinica). Inoltre, la sperimentazione negli animali da laboratorio può essere utile per migliorare le conoscenze sulle malattie che affliggono l’uomo e cercare di mettere a punto nuove terapie. Tutto questo non ha forse come ricaduta dei benefici per la salute pubblica? Perchè le agenzie regolatorie si ostinano a considerare necessaria la sperimentazione negli animali se evitarla non comporterebbe maggiori rischi per la salute dell’uomo? Quali sarebbero i rischi per la salute pubblica se iniziassimo a sperimentare i farmaci direttamente nell’uomo senza avere un’idea di quali potrebbero essere i possibili effetti tossici? In che modo sarebbe possibile, ad esempio, studiare in modo preliminare il rischio di un farmaco di causare malformazioni? Quali sarebbero i rischi per i pazienti se fossimo costretti a fare a meno dello studio di modelli animali e dovessimo partire direttamente dai malati per capire i meccanismi della malattia e le possibili strategie di cura?
Nel caso di Stamina si potrebbe essere indotti a pensare che le industrie farmaceutiche abbiano interesse a impedire lo sviluppo di una terapia alternativa ai loro farmaci. Trattandosi di malattie rare, però, le aziende del farmaco sono generalmente poco proponse a investire nello sviluppo di terapie.  E’ ancora, invece, tutto da spiegare l’interesse che avrebbe la “lobby farmaceutica”  identificata nel comunicato stampa del PAE.
Paradossalmente, non si tiene, invece, conto del fatto che nella vicenda Stamina è già presente un’azienda farmaceutica, la Medestea, che avrebbe già investito 400.000 euro come affermato dallo stesso Vannoni nella sua intervista a Repubblica. Nella stessa intervista Vannoni ha confermato che alcuni pazienti o loro familiari hanno versato dei soldi per la terapia, come sta emergendo dalle indagini.
Ma stando alla vulgata animalista la ricerca del profitto starebbe solo dalla parte di chi contesta il metodo… E quando l’Agenzia Italiana del Farmaco e il Ministero della Salute richiamano il rispetto delle regole, non lo fanno forse per tutelare la salute pubblica?  In che modo ignorare la prassi, le norme, e il metodo scientifico può essere definito come avere a cuore la salute di tutti?

Certo “la lobby farmaceutica che antepone il profitto alla salute pubblica” è uno slogan che ha una presa enorme e funziona molto bene. Sono, infatti, numerosi i libri di giornalisti, medici e ricercatori che documentano come l’industria farmaceutica sia talvolta più attenta ai propri guadagni che al bene degli ammalati. Questi libri, però, si basano su fatti, dati, citano esempi, fonti, referenze (hanno decine di pagine dedicate alle “note” dove il lettore può trovare le fonti di riferimento). Quando si discute di Stamina o di sperimentazione animale dove sono i fatti, i dati, le prove, le fonti riguardo al profitto anteposto alla salute pubblica?
Altro paradosso: il professor Silvio Garattini, uno dei ricercatori che in Italia da molti anni cerca di mettere in guardia dall’abuso dei farmaci e dall’uso di medicinali inutili, che si è battuto e si batte per la trasparenza e indipendenza delle agenzie regolatorie e per processi di approvazione dei farmaci basati sulla dimostrazione della superiorità di efficacia rispetto alle terapie esistenti, è lo stesso nemico numero uno degli animalisti e dei pro-stamina, e a volte pesantemente insultato anche su pagine dei social network che accusano le aziende farmaceutiche di inventare nuove malattie per aumentare le vendite (fenomeno reale, ma cosa c’entra con la sperimentazione animale?).
Forse sarebbe meglio coltivare la memoria e conoscere la storia delle persone e delle istituzioni prima di sparare giudizi superficiali e affrettati.

Talvolta i “complotti” delle lobby del farmaco sono reali. Ma i principali responsabili siamo noi. Sta a noi creare una coscienza realmente critica, impiegare i farmaci in maniera razionale e appropriata, capire che le medicine (tradizionali o “alternative”) non sono la soluzione di tutti i mali e che uno stile di vita “sano” consente di prevenire molte malattie.
Continuando con i paradossi, è paradossale che questo acceso dibattito sulla sperimentazione animale si svolga in un paese dove il consumo dei farmaci è molto elevato. Consumiamo molti farmaci, in molti casi non necessari, sperimentati negli animali e siamo pronti ad accanirci contro chi sostiene le ragioni della ricerca scientifica.

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