#Stamina e quelle strane prescrizioni per uso “non compassionevole”

«Miei cari, lo sapete che vi voglio bene, ma fate parte di un ente che ha fatto ricorso contro la bambina con Sma che più ho amato dopo Celeste: Desiree Larcher. Siete indagati per aver usato farmaci pericolosi, potevate ottenere la disapplicazione del decreto Aifa dal Tar e avete fatto in modo che ciò non avvenisse». Poi la stoccata finale. La vendetta a danno dei pazienti.
«La sofferenza della famiglia Larcher merita una rappresaglia. Finora avevo cercato di frenare nei limiti del possibile i pazienti con malattie anche gravi e curabili. Ora invece ho firmato cento prescrizioni per altrettanti pazienti».

Così scrive il giornalista Paolo Russo in un articolo apparso oggi su La Stampa, facendo riferimento a una mail che il dottor Marino Andolina avrebbe scritto il 27 aprile 2013 ad alcuni medici degli Spedali Civili di Brescia.

Toccherà alla procura di Torino verificare se quanto scritto ha una rilevanza dal punto di vista penale. A mio parere dovrebbe avere, comunque, una rilevanza dal punto di vista della deontologia professionale.
Al di là della “rappresaglia” (termine che rimanda a e ricorda fatti terribili), Andolina avrebbe ammesso di avere fatto prescrizioni anche per pazienti con malattie “curabili” (e stando al testo della mail citata dal giornalista, anche prima di mettere in atto la rappresaglia, dal momento che scrive “avevo cercato di frenare nel limite del possibile…”, il grassetto è mio).

Nella mail ci sarebbe, quindi, l’ammissione che le prescrizioni del cosiddetto metodo Stamina (non è dato sapere dalla mail e dall’articolo riguardo la somministrazione) erano fatte anche per malattie per cui era disponibile un’alternativa terapeutica, in barba a quanto previsto dal Decreto Turco-Fazio del 2006 sull’uso “compassionevole” delle terapie cellulari (e in aggiunta alla mancanza di dati scientifici pubblicati su riviste internazionali). E anche in contrasto con la vulgata corrente che vorrebbe il trattamento Stamina somministrato a pazienti altrimenti condannati a morte nell’arco di breve tempo.
Nell’ambito dell’operazione trasparenza che riguarda Stamina, sarebbe utile capire se e per quanti tra i pazienti trattati erano disponibili alternative terapeutiche approvate, e per quanti di questi pazienti si trattava di situazioni di urgenza ed emergenza che li ponevanoin pericolo di vita o di grave danno alla salute.

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