Evidence e trial: strane contaminazioni tra medicina e giurisprudenza

Più volte come medico e ricercatore ho dovuto osservare uno sconfinamento da parte di giudici e tribunali nei confronti della medicina.

Devo, però, riconoscere che anche la medicina ha preso in prestito alcuni termini abituali nell’ambito della giurisprudenza. Due parole, in particolare: evidence e trial.

Evidence definisce le prove esibite nel corso di un processo, in base alle quali la corte è chiamata a decidere l’innocenza e la colpevolezza di un imputato. Trial definisce, prima ancora che uno studio clinico, il processo giudiziario.

Questa contaminazione può essere molto utile per comprendere come anche in medicina sia necessario vagliare le prove per valutare se un trattamento è efficace nel guarire una malattia o nel ridurne i sintomi.

Come in ambito giudiziario, la solidità delle prove ha un’estrema importanza. Dovendo accusare un imputato per rapina averlo colto in flagrante reato ha una forza maggiore di avere un testimone, per quanto attendibile, che lo ha visto compiere la rapina. E che dire se l’unica prova a disposizione è che l’imputato ha precedenti e si trovava nella zona al momento della rapina? Possiamo ritenere al di là di ogni ragionevole dubbio che sia lui il colpevole?

Lo stesso vale per l’ambito medico: le prove scientifiche raccolte nell’ambito degli studi clinici non hanno la stessa attendibilità. A seconda del tipo di studio, di come è stato disegnato, di come sono analizzati i dati possiamo ottenere prove più o meno solide. La probabilità che il trattamento che stiamo esaminando (il nostro “imputato”) sia associato al miglioramento della malattia varia a seconda delle prove che sono disponibili e pubbliche (tradotto: ai risultati degli studi pubblicati nelle riviste scientifiche internazionali).

Chiedere che l’efficacia e la sicurezza dei trattamenti siano valutate sulla base di prove scientifiche non è un inutile vezzo, ma una necessità per una medicina non può prescindere dal processo (esperimento) scientifico. C’è chi è disposto a credere all’efficacia di una terapia anche in mancanza di prove, ma non può pretendere che questa sia medicina (è “fede” o altro), come non si può pretendere che sia fatta giustizia quando un imputato è condannato senza prove.

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